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L’ESAME DI DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA (Provarci, sempre!)

Un esame degno di essere ricordato.

Il 1° dicembre 2009 entra in vigore il Trattato di Lisbona detto anche, non a caso, Trattato di riforma (ma per essere precisi, possiamo chiamarlo Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea). Il corso di Diritto dell’Unione Europea, per noi della Statale, cade nel primo semestre, il che vuol dire che anche quell’anno si concluse intorno al 15 dicembre.

Non serve essere esperti in materia per accorgersi che se un trattato è di riforma, allora gran parte (se non tutto) quello che c’è stato prima viene modificato. Per uno studente di Giurisprudenza questo non è un avvenimento piacevole e, per nostra sfortuna, nemmeno insolito.

Quell’anno voleva dire lasciar perdere il libro di testo (un migliaio di pagine) e tentare la sorte con appunti, sentenze e materiale preso da internet, come consigliato dai professori.

Avevo deciso di seguire il consiglio.

Come ogni esame, esiste sempre un’assistente (nel mio caso era appunto una donna) da evitare. Io, iscritto tra gli ultimi, ci provai tentennando prima di rispondere alla chiamata. Clamoroso fallimento: mi toccò l’assistente più temuta. Alta, bionda, capelli corti, sguardo glaciale. Attraente, ma terribile.

La prima domanda andò malissimo:

“Mi parli di come vengono scelti i membri della Commissione Europea”

Io: “Sì…sono nove”.

Lei: “No, sono ventisette e lei non mi sta rispondendo”.

Io, col mio sorriso migliore: “Capisco. Non si fa mai in tempo a rimanere indietro…”

Lei: “Mi sente? Secondo lei come vengono scelti? Uno si alza la mattina e si candida a fare il commissario, per lei?”

Io: “Mah, più o meno pensavo di sì”. Risate isteriche da parte di entrambi.

Cambio di domanda. Questa volta l’argomento è la cittadinanza europea. Facile, l’avevo studiato minuziosamente e risposi senza problemi. Seguì domanda facile con risposta breve e banale. Ma il bello doveva ancora venire.

Lei, forse rassicurata dalla mia preparazione, tentando il domandone finale, chiese: “Il rinvio pregiudiziale potrebbe essere eseguito anche da chi non è giudice?”

Io, sicurissimo: “No.”

Lei: “Bene! E come potrebbe uno che non è giudice, ad esempio un arbitro o un mediatore, rinviare alla Corte Europea?”

Io, sempre più sicuro: “Non può!”

Lei: “Sì, ma se potesse?” Io: “Ma se non può, non può” Lei: “Sì, ma come potrebbe?”

Panico. Chiesi un minuto di riflessione. L’assistente chiese se volessi un disegnino. Accettai. Il disegnino si mostrava patetico e triste, nessun aiuto.

Chiesi, con lo stesso sorriso di prima: “Mi scusi, lei ha già fatto questa domanda ad altri studenti?”

Lei: “No.” Io: “Ma che fortuna…” Segue risatina notata anche da amici incuriositi dalla scena.

Io: “Mi scusi, ma questa domanda…ha una risposta?

Lei: “Ma certo! Basterebbe che la Corte Europea cambiasse le regole, no?”

Io, basito: “Dice sul serio?” Per la cronaca, un esame di legge non prevede MAI la risposta “bisognerebbe cambiare le regole”.

Lei: “Avanti, mi dia il libretto…” Sbuffi. Mugugni. Sguardi interrogativi al libretto. 

Convinto che stia per bocciarmi, mi butto, ci provo, tento il tutto per tutto:

Sta pensando alla domandina per il trenta?” Sorrido.

Lei mi guarda truce, si abbassa gli occhiali, mi guarda storto:

“Ventisei e te ne vai a casa, va bene?”

“Va benissimo, lo accetto”. Segue un sorriso a trentadue denti da parte mia.

Morale:

La morale non è “studiare non serve”. Falso, se non avessi studiato sarei stato giustamente bocciato. La morale è “provarci, sempre!”. Se non avessi difeso il mio studio (per quanto imperfetto), se non mi fossi opposto ad una domanda assurda, se non avessi avuto la faccia tosta di chiedere il voto per cui avevo studiato, non avrei mai passato quell’esame.

Non è forse anche questa una delle abilità che da studenti abbiamo imparato? Non dimentichiamola.

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