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FORNERO: COSA DICE E NON DICE

This reform is a wager on behavior changing in many ways. My big fear is we don’t overcome this challenge. Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices.

Questa riforma è una scommessa su un comportamento che cambia in vari modi. La mia grande paura è che non riusciremo a vincere questa sfida. Tutti, non solo i lavoratori, devono capire e cambiare. Questo include i giovani, che hanno bisogno di capire che un posto di lavoro non è qualcosa che ottieni per diritto ma qualcosa che conquisti, per cui lotti e per cui potresti anche dover fare sacrifici.

Il ministro Elsa Fornero al Wall Street Journal

Segue succosa polemica.

Secondo l’art. 1  della Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e, dall’art 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”

Su questo non ci può essere discussione e, dal momento che Fornero ha parlato di “posto di lavoro” (o se vogliamo “impiego”), non posso che essere d’accordo con il ministro.

Credo infatti che chiunque debba occupare un posto di lavoro solo dopo aver dimostrato di essere la persona più adatta per farlo. Possiamo discutere sul fatto che “lottare” e “fare sacrifici” siano termini negativi, dettati da un momento storico che non induce all’ottimismo, ma non sul contenuto.

I nostri nonni, quelli del boom economico, infatti, hanno lottato sul posto di lavoro, non per un posto. Non bisognava certo passare una selezione per diventare operai o contadini, e nemmeno svendersi per uno stage pagato in buoni pasto, ma stava al lavoratore, ottenuto l’impiego, dimostrare con il proprio valore di essere in grado di mantenerlo.

Fin qui niente da ridire allora.

Un amministratore della cosa pubblica come un ministro, però, dovrebbe prestare più attenzione non solo a quello che dice, ma anche a quello che omette. Che dire, quindi, del lavoro nel senso di mercato?

Fornero, nel corso dell’intervista, accenna solamente che “We aren’t trying to create a labor market based on low costs”, cioè  “non stiamo cercando di creare un mercato del lavoro low cost”.

Senza entrare nel merito (lo sto già facendo per la mia tesi!), devo sottolineare che il mercato del lavoro non può essere confinato solo ad un accenno, ma anzi, dovrebbe essere affermato come il vero diritto per tutti i cittadini!

Diritto al mercato vorrebbe dire più concorrenza e meritocrazia (quindi sostituire i vari “lottare”, “soffrire”, “sacrificarsi”, con “meritare“), meno monopoli e scorrettezze in genere, più sicurezza non nel possedere un posto, ma nel fatto che questo c’è, ed è disponibile.

Forse contrasta con la nostra sensibilità parlare di lavoro come mercato e non come valore, ma uno dei valori fondamentali dell’Unione Europea è proprio il mercato. Norme anti-trust e a favore della concorrenza come quelle del Trattato sull’Unione Europea, se applicate anche al mercato del lavoro, permetterebbero una situazione più equa e armoniosa per chiunque.

Ma dubito che questo interessi a chi il lavoro, oltre a soldi e potere, ce l’ha già. Molto più comodo lodare il “modello cinese”, come ha fatto il premier Monti. La Cina come monopolio del lavoro industriale per questo secolo, la più scorretta potenza sul mercato.

Siamo ancora al punto di prima: questa riforma ci mette una pezza, ma non riforma affatto.

ENNIO MORRICONE – IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO (IL TRIELLO)

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One thought on “FORNERO: COSA DICE E NON DICE

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