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E MI CHIEDO PERCHE’

Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena potete stare a galla.
Up patriots to arms, Engagez-Vous!

Franco Battiato

Dopo lo sciopero dei tassisti e degli autotrasporatori, alla battuta del viceministro Michael Martone mi sarei aspettato uno sciopero degli sfigati. O quantomeno dei fuoricorso.

Siamo sicuri di vivere in un paese democratico?

Ho più domande che certezze, è vero, ma ho la sensazione che questa crisi si sia estesa anche alla democrazia – o per lo meno alla forma di democrazia che conosciamo.

Possiamo dirci democratici se il governo legittimamente eletto è lo stesso che ci ha portato sull’orlo del default? Un governo tecnico, per quanto efficiente, non rappresenta una sconfitta per la capacità di scegliere i propri rappresentanti?

E’ il popolo italiano che deve decidere del proprio futuro, né Monti, né Merkel, nè Sarkozy!

Leggo in un articolo di Controlacrisi.org, ma mi chiedo: come deciderà del proprio futuro il popolo a cui appartengo? Lo stesso popolo che piange miseria mentre nasconde i 250 miliardi di euro della sua ricchezza sommersa? La risposta democratica è immediata: sceglierà ciò che ritiene migliore, più conveniente e più giusto.
La risposta maligna mi dice invece che sceglierà ciò che è stato pubblicizzato meglio.

Le rivendicazioni di molti sono le rivendicazioni di tutti?

In Italia i taxisti sono circa 20.ooo, mentre i lavoratori immigrati regolari sono oltre due milioni. Eppure perché i primi possono far tremare le nostre istituzioni e questi ultimi no? In democrazia  non dovrebbero vincere i numeri? E se un giorno i numeri stessero dalla parte di un partito xenofobo, invece? O leghista?

E’ una democrazia quella in cui i partiti sono organi di potere (anche economico, vedi il caso dell’on.Lusi) piuttosto che di rappresentanza?

E ancora, perché è il mercato a scegliere il nostro orientamento politico? Che giudizio riflettono i declassamenti di Fitch Ratings o di Standard&Poor’s sul modo di organizzarci? Non facciamo finta di non averlo visto: non lo scandalo di Noemi Letizia, non lo scherzo ad Anglea Merkel, non le sollevazioni del Popolo Viola, non una primavera araba di casa nostra, ma lo spread ha decretato l’estromissione di Berlusconi (e del berlusconismo?) dal nostro Governo.
Il New York Times ha chiamato Napolitano “Re Giorgio“. E, per quanto ottimo e illuminato, si è comportato da monarca davvero.

Buonasera Repubblica della sovranità popolare.

E’ una democrazia quella in cui ciò che è prodotto dai nostri lavoratori non è minimamente competitivo con la merce a basso costo importata da paesi in cui il lavoro è strumento di oppressione e non pilastro di dignità umana? Appunto la Cina, con l’economia più rampante (ed arrogante: basta leggere questa intervista a Fan Gang, il massimo economista cinese per rendersene conto) al mondo, lo spauracchio dell’Occidente, non è un paese democratico.

E mentre l’Unione Europea che abbiamo contribuito a fondare cerca di metterci in riga, mentre le lobbies mangiano le nostre quote di sovranità, e mentre la stampa accusa il governo anti-lobbista di essere a sua volta la copertura di lobbies più grandi, mi chiedo: non ce lo siamo meritati?

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