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REAGIRE!

Omero ed Esiodo hanno attribuito agli dei tutto ciò che per gli uomini è onta e biasimo: e rubare e fare adulterio e ingannarsi a vicenda.

Senofane

Non mancano mai i buoni motivi per indignarsi. Ma nonostante questa abbondanza non vanno dati per scontati: perdere di vista il perché la crisi è appunto critica potrebbe causare lo sviamento di quel potenziale distruttivo ( bellissimo) che è lo sdegno, la vergogna,  il rifiuto.

Soprattutto non mancano a noi Italiani; forse anche per il fatto di averli raccolti nel cuore delle nostre Istituzioni (maiuscolo, per favore), alla Camera, al Senato, al Governo.

Ora, non voglio parlare dei grandi burattinai come Silvio Berlusconi o Umberto Bossi  – che mi fanno rimpiangere, quantomeno per evidenti differenze di stile i vari Licio Gelli e Giulio Andreotti. Mi piacciono le storie dei piccoli tracotanti, come l’on. Antonio Razzi.

E il suo me ne frego. Musica per indignarsi, un punk rock politico, l’aggressione che viene da un partito “dei Valori”, l’Italia dei Valori. Ecco l’ipse dixit

Razzi: Eh Sì. Perché se si votava dal 28, come era in programma. Il 28 … di marzo. Io per 10 giorni non pigliavo la pensione. Hai capito? Io c’ho 63 anni, dove vado a lavorare? In Italia non ho mai lavorato. Io penso anche ai cazzi miei. Non me ne frega.

(testo integrale  a questo link)

Fa un certo effetto sapere che i voti degli Italiani valgono meno la pensione di uno che (parole sue, eh!) non ha mai lavorato.

Oppure un’altra figura, l’altrettanto onorevole Nicola Cosentino, PdL, accusato dall’Antimafia di Napoli di collusione con la Camorra.

Per l’elenco completo dei capi d’accusa rimando alla sintesi su Wikipedia, mentre preferisco riportare le parole di Roberto Saviano, quelle senza mezzi termini, con la rabbia, la giusta rabbia per affrontare situazioni così degenerate

La sua colpa è quella di avere, per anni, partecipato alla costruzione di un potere che si è alimentato di voti di scambio, della selezione dei politici e degli imprenditori peggiori, il cui unico talento era l’attitudine al servilismo, all’obbedienza, alla fame di ricchezza facile. Alla distruzione del territorio. La ritengo personalmente responsabile di aver preso decisioni che hanno devastato risorse pubbliche, impedito che nelle nostre terre la questione rifiuti fosse gestita in maniera adeguata. Io so chi è lei: ho visto il sistema che lei ha contribuito a produrre e a consolidare che consente lavoro solo agli amici e alle sue condizioni. Ho visto come pretendevate voti da chi non aveva altro da barattare che una “x” sulla scheda elettorale.

(da “Il Patto Scellerato”  articolo apparso su  Repubblica del 13 gennaio)

Ma non basta.

Mi sono chiesto: chi ha potuto permettere che le cose arrivassero a questo punto?  Dov’è finita quella sovranità che appartiene al popolo (art.1 della Costituzione)?

Ebbene, penso che la sovranità sia rimasta dove è sempre stata. E’ rimasta a noi Italiani.
Siamo stati noi a non andare nella giusta direzione.

Siamo stati noi tutte le volte che abbiamo cercato di emulare chi avremmo dovuto lapidare moralmente, siamo stati noi che difendiamo chi ci avvelena e ci oltraggia, ma pronti a puntare il dito contro chi denuncia!

Casapesenna, il paese del capo camorrista Michele Zagaria, un paese in provincia di Caserta che ha pianto e si è disperato alla cattura del proprio carnefice. (“E ora chi ci darà il pane?”)

Siamo stati noi quando abbiamo dato la colpa allo Stato – senza sapere che lo Stato in fondo siamo noi, siamo stati noi, delinquenti e non furbetti come vorrebbero alcuni, con (finti) redditi dichiarati da miseria e barche nel porto, con tanto sdegno di chi quelle barche le vende. (Ecco i redditi!)

Eccoli, solo pochi esempi di chi siamo diventati. Non mi stupisco che chi ci governa ci assomigli così tanto, non mi stupisco, visto l’elettorato passivo (noi).

Potrei andare avanti, ma tanto mi basta. Non voglio fare la vittima di un ingiusto destino e ingrossare le già copiose fila di chi piange miseria e si rassegna. Non voglio perpetrare lo status quo.

Voglio che il mio bruciore di stomaco si propaghi, vi contagi, e diventi un incendio per fare tabula rasa  di tutte le non culture, le meschinità, i patetici servilismi…di tutta al vergogna. Vergogna.

Se questo è il presente che ci hanno lasciato, la buona notizia è che il futuro è nostro: un domani saremo parlamentari, appaltatori, imprenditori, comandanti di crociere, amministratori comunali, insegnanti e saremo insomma noi ad avere la situazione in mano. Siamo ancora in tempo, e dipende da noi.

Primo passo: scegliere chi essere, chi votare. O passare dal paese de “Il Teatro degli Orrori” ad un paese teatro di orrori.

Figlio mio, ci pensi? Un giorno tutto questo sarà tuo.

Il  Teatro degli Orrori – E’ colpa mia

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