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IMPRESSIONI DI CRISI (o crisi dell’impressione)

Sono contento se stai bene, ma io devo stare meglio.

Sinclair Lewis  in Arrowsmith (1930)

Nel periodo di recessione che stiamo vivendo non dovrebbe esserci spazio per considerazioni come questa.

Eppure trovo e continuo purtroppo a trovare che la mancanza di stimoli e di coraggio che ci caratterizza da qualche tempo sia dovuta anche e soprattutto da una mentalità avara e meschina che ci impedisce di essere soddisfatti se non quando ci sentiamo privilegiati.

Mi spiego: non è la mancanza di mezzi o di beni che ci fa sentire poveri, ma la mancanza di privilegi. Non è sufficiente, appunto, riempire i nostri vuoti materiali (ma anche immateriali) con quello che riusciamo a procurarci; per sentirci soddisfatti occorre il privilegio, ossia la condizione di superiorità sul prossimo.
Quanti oggetti abbiamo?  Un giornalista tedesco di recente ne ha contati fino a 10.000, per altro in forte aumento rispetto a 30-40 anni fa (almeno del 40%, cioè la cifra era sui 6.000).
Ma a conti fatti, chi è contento di questi diecimila oggetti? Non è  normale essere proprietari di tanti beni?

Osservo che piange miseria (siamo un paese di vittime, spero che qualcuno se ne sia accorto) anche chi non potrebbe chiedere più altro dai 10.000 oggetti che possiede. E sono proprio coloro a cui la crisi ha tolto il superfluo, o per dirla in termini più chic, il lusso.

Lusso come forma di elevazione sul banale, come privilegio che il “povero” non si può permettere. Lusso di prendere l’automobile (suicidio urbano!) e lasciare i mezzi pubblici a studenti, anziani ed immigrati, lusso di avere non un telefono, ma uno smartphone, il lusso di potersi distaccare dal circuito mainstream, lusso per avere qualcosa in più, qualcosa che altri non hanno.

Vedo due conseguenze: la prima è che in mancanza di privilegi stiamo perdendo fiducia nei nostri mezzi. Non serve aggiungere che la mancanza di iniziativa è un serpente che si morde la coda, causa e conseguenza della stagnazione.
In secondo luogo il lusso è passato da occasione a stile di vita. Parlando il linguaggio del privilegio, ora è privilegiato solo chi fa del quid pluris una condizione abituale, un modo di essere. Per noi mortali urbani, invece, concederci un lusso ogni tanto, pratica medio borghese oramai d’altri tempi, (come quel ristorante nel mio quartiere in cui non riesco mai ad andare) non è più accessibile, ed anche se lo fosse, non farebbe di noi dei privilegiati.

Nelle mie conclusioni, mi auguro di essere cresciuto in una situazione in cui siamo per lo meno consapevoli di questa nostra condizione. Abbiamo Internet, voli low cost, mezzi di comunicazione, esempi eccellenti, università accessibili come i nostri predecessori, ma a differenza loro il nostro lusso sarà quello di potercene avvalere per combattere il pessimismo attuale e fare di noi stessi i germi virali di un nuovo modo di pensare: quello per cui saremo noi stessi a creare dal cosiddetto “nulla” il nostro futuro, accessibilissimo privilegio.

Vi lascio alla canzone che sta riempiendo i miei giorni

Society – Eddie Vedder

It’s a mistery to me
we have a greed
with which we have agreed 

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5 thoughts on “IMPRESSIONI DI CRISI (o crisi dell’impressione)

  1. Into the wild….uno dei film che ti fa riflettere sul nostro avvelenamento alla società, al materialismo e alla superficialità delle cose. Condivido in pieno quello che dici e senza aggiungere altro consiglio a tutti la lettura del libro “Shantaram” e non lasciatevi impressionare dalla mole di questo libro perchè ve lo divorate.

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