Attualità/Politica

“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.”

  • Benjamin Franklin (1706 – 1790), giornalista, pubblicista, autore, filantropo, abolizionista, scienziato, diplomatico e inventore statunitense.
Basterebbe questa citazione per rispondere a tutte le domande che ho in testa (ma a cui nessuno sembra dare la minima importanza).
Risale al 1755.
Questa data offende la mia cultura. Perché dopo più di 250 anni non abbiamo imparato niente?
Mi sento moralmente offeso quando mi accorgo che si sfrutta ancora la dialettica tra libertà e sicurezza per traghettare ideologie e para-culture dagli estremismi alla pubblica opinione.
Mi sento insultato perché avviene quotidianamente nel paese in cui vivo, e proviene dai miei concittadini, da persone che vivono la mia città, la mia regione, con cui condivido – per dire – lo stesso supermercato, lo stesso tram, lo stesso tavolo in biblioteca.
E continuo a chiedermi, perché vivo in un paese razzista? Non è lo stesso posto in cui mi ricordo di essere cresciuto.
D’accordo, faccio un passo indietro.
Nessuno si sentirebbe onorato di vivere accanto al campo Rom o in un condominio di immigrati. Nemmeno io provo particolari simpatie per Chinatown o per il quartiere cingalese.
E lo ammetto: lo spauracchio della mia infanzia sono stati i rapimenti degli Zingari.
(Prometto di tornarci ancora, non lascerò a metà questo argomento)
Ma è sufficiente questo per mettere a tacere la questione? Io dico no. 
Sono cosciente di questo livello di pregiudizi. Effettivamente tra tutti i migranti che conosco, non uno fa il criminale (mentre conosco anche io qualche criminale italiano). A 15 anni passeggiavo indisturbato nei dintorni del campo Rom locale e non sono mai stato in pericolo. Nemmeno le famiglie straniere che abitano il mio condominio sminuiscono il fascino che ha su di me la zona in cui abito.
Ritengo legittimo difendermi contro chi travalica il limite dell’onestà intellettuale e prostituisce il concetto  di libertà di espressione (il diritto su cui si fonda la democrazia) per mettere in dubbio non tanto le opinioni, quanto l’onestà stessa ed il sistema che le esprime.
Altrimenti siamo da capo: io ho le mie idee, ognuno ha le sue, tutte le idee sono rispettabili, anche quelle di chi non rispetta le idee altrui.
Eh no, è da questo che sono offeso. Chi scrive che i Senegalesi assassinati in qualche modo se la sono cercata (eccone qua un esempio che, ovviamente, non può essere commentato), chi fomenta all’odio razziale per mascherare la fuga dalle proprie responsabilità (e qui arriviamo al trionfo) non fa cultura, non sta esprimendo un’opinione, ci sta avvelenando.
Peggio: quando questo avviene non è un crimine, ma è l’opinione di centinaia di migliaia di Italiani, legittimamente espressa e raccolta da legittimi rappresentati politici, pari a quella di ogni altro colore politico!
Siamo in una democrazia: cosa succederà se questa dovesse diventare l’opinione dominante?
Sono sbagliati loro? E’ sbagliata la democrazia? Chi ha ragione?
Queste ed altre domande sono quelle che mi pongo, e che continuerò a pormi in questo spazio virtuale.
Non mancherò di pubblicare eventuali risposte,. Per ora, una immagine, che vale migliaia di parole.

Non voglio vivere su questo pianeta, mai più.

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