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RIASSUNTO

E’ ora di aver paura.
E’ una foto carica di significato, dico davvero,  la didascalia poi, ma chissà quate cose vuol dire…solo due righe, un riferimento, quattro cazzate scritte nel tuo slang che non capisce una mazza di nessuno – e la chiami arte, cazzo!
Passa anche questo, dai! Guarda: ho anche cambiato il cappotto, non è straordinario? Dai!, scatta la foto, che sul flog te la commenteranno tutti! E chi non capisce? No, no, è sicuramente un mostro, profondo quanto una pozzanghera…
Quando questo ha smesso di essere un mio problema, ci ha pensato Trenitalia, amatissima.
Ero un pendolare: salivo sul 7.43 a Seriate e scendevo a Milano Centrale, passavo 9 ore nel capoluogo e, dopo aver compiuto il mio dovere, un altro treno mi riportava dolcemente a casa, giusto in tempo per la cena. Ecco, era solo un treno come tutti gli altri, lo stesso odore di diesel, lo stesso unto sui vetri, le stesse macchie sul sedile, ma era il nostro. Era il treno dei pendolari, di quelli che passavano dal paese dei ventimila (esagero!) al capoluogo dei milioni, alla Milano delle Università, del posto di lavoro, della giornata da impiccare, delle opportunità che da noi non ci sono, e delle ambizioni, certo, delle ambizioni. L’mp3 all’andata, gli amici di sempre o l’abbiocco al ritorno. E invece no, non va più, ci sono esigenze, c’è il gicattolo nuovo da far correre sui binari, c’è la Freccia Rossa, c’è la Centrale tutta nuova, che sembra l’Ermitage, il Guggenheim, tutta di marmo, tutta lucida, e a noi tocca il pullman dei liceali, come i liceali, delle cartellette, del viaggio in piedi, del traffico, della coincidenza che salta, dei ritardi e di quello stress che sembra quasi una punizione.
Trenitalia, mi hai tolto molto più di un treno.
Ma ecco qualcos’altro su cui non voglio affatto riflettere, tutte le scelte serendipiche che non voglio fotografare, non voglio descrivere, non voglio riassumere.
Le cose migliori arrivano e basta, deleterio schematizzarle, sono solo da vivere.
Tutto il resto parla di date, di avvenimenti, di ricorrenze che qualcuno celebra e che ogni tanto vengono considerate importanti.
Inutili, apriamo gli occhi!
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