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ERA FEBBRAIO E C’ERA IL CIELO PLUMBEO

Quast’anno, come indicato dal titolo, le condizioni metereologiche suggeriscono una piacevolissima connessione con due eventi che hanno segnato la mia vita
Il più recente è presto detto: il cielo era quello sopra la maestosa Delfi e soprattutto sopra la molto meno maestosa stanza d’albergo dove si svolse l’ìorgia alcoolica più devastante che il mio stomaco ricordi. E tra un fiotto di vomito e l’altro -molti altri- la mia vita si incrociò con quella di un semisconosciuto Nico, indimenticabile compagno di ditate in gola alla ragazza brilla più prossima…
E come potrei del resto dimenticare la frase "Questo è un tributo al Dio del vomito" pronunciata non mi ricordo più se da me o da lui, mentre nella vasca si aggiungeva un buon litro di stomaco riversato da qualche altro partecipante?
Come scordare il mattino dopo, una dozzina di persone in evidente stato di disidratazione postuma, cosciente solo in trascurabilissima parte, percorrere le sale del museo cittadino col rischio sempre presente di riversare nuovamente le proprie interiora nella toilette o peggio addosso a qualche reperto di inestimebile valore culturale?
Ma soprattutto, cosa sarebbe stata la mia vita successiva senza quell’incontro con Nico?
Era plumbeo anche il cielo romano, ricordo bene, quattro anni fa. Anche se era marzo -credo- e non febbraio, ma la differenza è irrilevante.
Sempre una buona dose di alcool nello stomaco e nelle vene, sicuramente minore, ma non pr questo più innocente.
Quindicenni ubriachi alla loro prima gita scolastica, incapaci di governare le situazioni più elementari…Cadono le chiavi nel cesso, quello scappa in giro in mutande, l’altro lo rincorre, si ferma, se la ride, sbatte contro un muro, uno -purtroppo io- è steso sul letto e teme che la sbornia gli cancelli per sempre l’aoristo dalla mente…
A tarda notte -quasi mttina- i compagni più sobri riportano docilemene (più o meno…) i due ragazi conciati peggio nelle rispettive camere. E qui succede il miracolo.
I due cinici nemici, acerrimi, tentano di mettere a posto la propria valigia. Ci riescono dopo un’ora. Mandano messaggi dal telefonino per assicurare gli amici del proprio stato di coscienza…Poi escono dalle camere. Contemporaneamente. Si guardano come si pssono guardare due nemici quindicenni o poco più ubriachi fino al midollo, con la stessa sensazione di aver fatto qualche figura di merda di troppo.
"Sono bronzo"
"Anche io"
"He he"
Si raccontano le ultime imprese: chiudere la valigia e mandare sms…Incredibile, UGUALI!
E fu così che divenni amico di Mauro, il "Berla", "Derek", Mallakas e tutti i soprannomi con cui è conosciuto…
Anche quest’anno c’è il cielo plumbeo, è la fine di un ciclo, e ne inizia un altro.
Certo, bisognerebbe battezzarlo, ma non ho fretta.
A volte esagerare, eccedere fa sinceramente bene, ma col contagocce, mai abusare…
Quindi, non ho nessuna fretta, non sarà più in gita, sicuramente, ma chissà che il mio stomaco non concluda ancora qualcosa di buono…Per una volta all’anno, il come etilico, è solo un augurio di buona serata…
 
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2 thoughts on “ERA FEBBRAIO E C’ERA IL CIELO PLUMBEO

  1. Certi bilanci è come se ci lanciassero la sfida a riproporci ogni volta ancora più trù…e le sfide sono sempre accolte di buon grado. E sempre con lo Stile di cui tu mi hai parlato per la prima volta, approfittando di quei momenti in cui il porco è un po\’ meno porco per fregarlo e portarli avanti fino al dominio: \’chè non sapremo mai cos\’è giusto e cos\’è sbagliato, ma quello che ci garba e quello che no almeno sì. Promemoria: TU PUOI, sempre.

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